La pax di Trump e Putin

Società | 22 febbraio 2025
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Da non crederci. Volano gli stracci tra Zelensky e Trump il “putiniano” che molla l’Ucraina. Condividiamo raramente le opinioni di Marco Travaglio, direttore de “Il Fatto Quotidiano”, ma nella sua lettura dei “disimpegni” americani non è che abbia torto. Gli yankees prima pompano a tutto spiano interventi militari, organizzano coalizioni, si portano appresso alleati e “volenterosi”, ne esigono l’impegno, inviano armi e soldati. E poi fanno come quando da bambini giocavamo a calcio per strada. Perdevamo, ci prendevamo sottobraccio il nostro pallone e, scontenti del risultato, ce ne andavamo.
Sostiene Travaglio: “Cosa non mi piace degli Usa? Sono una civiltà di ignoranti, si mangia malissimo e fanno guerre in posti che non saprebbero nemmeno situare sulla carta geografica. Per questo motivo le perdono tutte dalla Seconda Guerra Mondiale in poi”. Così a “In altre parole” (La7) il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio. “Il problema è che gli americani trascinano anche noi a perdere le guerre. Solo che, siccome fanno le guerre in casa nostra, loro poi se ne vanno e noi raccogliamo i cocci in termini di terrorismo. (…) Noi siamo a rimorchio degli Usa, di cui siamo considerati i camerieri. E infatti gli americani si stanno sganciando dall’Ucraina e noi continuiamo a mandare le armi. Credo che l’Italia, che è l’ultimo dei servi, sarà anche l’ultima a smettere di mandare le armi. (…) Trump ha fatto dei disastri in America, ma guerre non ne ha scatenate. Anzi, ha chiuso la crisi con la Corea e la guerra in Afghanistan. Biden, invece, ha quell’ideologia malata che hanno i democratici: andare a raddrizzare le gambe ai cani in tutto il mondo e a esportare la democrazia. In realtà, esportano solo morte e terrorismo. E poi scappano regolarmente. Adesso, dopo aver illuso i vietnamiti, le primavere arabe, gli afghani, gli iracheni, i libici e gli ucraini, molleranno questi ultimi in mutande. Hanno sempre fatto così” (Il Fatto Quotidiano, 11 dicembre 2023).
Per non parlare dei Curdi in Irak e Siria. In fatto di essere mollati dagli Usa, purtroppo per loro, la sanno lunga: nel 1975, 1989, 1991, 2003. (Giulia Valeria Anderson “Stati Uniti-Curdi: l’ennesimo abbandono” in Il Caffè Geopolitico, 9 ottobre 2019).

Obiettivo la divisione dell'Ucraina

Detto papale papale: dopo l’aggressione russa del 24 febbraio 2022 e tre anni di bombardamenti dell’esercito di Putin sulla popolazione civile ucraina ora gli Usa – che avevano fomentato e foraggiato con Biden la resistenza all’invasore - impongono la “pax putintrumpiana”. Consiste nella spartizione con i russi delle immense ricchezze minerarie e agricole ucraine – vero originario obiettivo dell’avventuriero che siede al Cremlino – a titolo di risarcimento per i rifornimenti di armi di Washington in Ucraina o, si direbbe, di “danni di guerra”. Sventurati davvero gli ucraini: cornuti e mazziati.
Tra le ricostruzioni degli avvenimenti di questi giorni imprevedibili di febbraio abbiamo scelto per completezza e lucidità l’analisi “europeista” di Christian Spillmann e David Carretta: “Donald Trump vuole la partizione dell'Ucraina, spartirsi le spoglie con Vladimir Putin e dividere l'Europa per distruggere l'Unione europea. Bisogna fermarlo. Gli europei possono contribuire al suo fallimento. Devono farlo. Ma non vogliono farlo. I loro leader sono divisi, spaventati, indeboliti dalle loro dispute politiche. Molti vogliono ancora vedere gli Stati Uniti come un alleato o almeno come un partner. Cercano il compromesso, i piccoli accordi. Senza capire che Donald Trump, come Vladimir Putin e Xi Jinping, vuole spezzare la loro Unione perché la teme". Trump ha invocato elezioni in Ucraina, perché il presidente Zelensky "è sostenuto solo dal 4 per cento della popolazione" e ha chiesto un risarcimento per l'aiuto fornito dagli Stati Uniti. Nessuno dei leader dell'Ue ha messo in discussione la credibilità di Trump. Sono troppo occupati a curare le ferite subite dagli ego degli esclusi dal mini-vertice organizzato a Parigi da Emmanuel Macron per sondare i paesi in grado di garantire militarmente un accordo di pace. Il presidente ucraino ha risposto a Trump con i numeri e i fatti. Un lungo messaggio pubblicato su X, la rete il cui proprietario, il multimiliardario Elon Musk, è diventato l'uomo ombra del presidente americano. "Gli Stati Uniti hanno fornito all'Ucraina 67 miliardi di dollari di aiuti militari e 31 miliardi di dollari di sostegno finanziario (l'aiuto militare europeo ammonta a 62 miliardi di euro e l'aiuto finanziario a 70 miliardi di euro). La richiesta di 500 miliardi di dollari di Trump sui combustibili fossili non è una discussione seria. Un sondaggio ha mostrato che il 57 per cento delle persone si fida di me. Quindi, se qualcuno pensa di sostituirmi ora, non accadrà. Per quanto riguarda l'affermazione del 4 per cento, abbiamo visto questa disinformazione e comprendiamo che proviene dalla Russia". Zelensky ha poi accusato Trump di aver "aiutato Putin a uscire dal suo isolamento di diversi anni attraverso negoziati in Arabia Saudita e di presentare la Russia come una vittima, il che è una novità".
Il presidente americano – continuano Carretta e Spillmann - vuole negoziare direttamente con Putin un "accordo di pace" che permetta alla Russia di conservare i territori annessi e agli Stati Uniti di rivendicare minerali e terre rare. Gli ucraini saranno sotto pressione per accettare. Zelensky rifiuterà. Gli europei saranno invitati a prendere posizione. Per piegarli, Donald Trump minaccia di ritirare le truppe americane dall'Europa. L'Unione europea è di fronte a una minaccia esistenziale. L'ex primo ministro italiano Mario Draghi lo ha ricordato mercoledì durante uno sfogo contro l'inazione delle istituzioni europee e dei leader degli Stati membri. L'Unione si è forgiata e rafforzata nelle crisi. Ha delle risorse. "Il peso strategico, economico e politico combinato dell'Unione europea e dei suoi Stati membri permette di mobilitare una buona parte del mondo che la pensa come noi, ma che non ha i mezzi per agire in modo decisivo nelle crisi", sottolinea l'ex primo ministro italiano, Enrico Letta, in un articolo firmato da tutti i leader della Fondazione Nostra Europa, il centro di riflessione fondato dall'ex presidente della Commissione, Jacques Delors. "L'Europa ha bisogno di alleati, cioè di paesi con cui condivide alcuni interessi senza essere d'accordo su tutto", insiste l'ex ambasciatore francese negli Stati Uniti Gérard Araud. Donald Trump si è alienato il Canada, una buona parte dell'America Latina, parte dei paesi asiatici che si rendono conto di non poter più contare sul sostegno degli Stati Uniti finché lui sarà presidente e diversi paesi europei non membri dell'Ue. L'Unione europea deve entrare in resistenza e federare la resistenza. Ha un arsenale per rispondere ai dazi imposti da Donald Trump e può colpire con il suo strumento anti-coercizione. (…) Allo stesso tempo, l'Ue deve continuare ad aiutare l'Ucraina militarmente e finanziariamente, e rimanere impegnata nell'indebolimento dello sforzo bellico di Putin. Zelensky conta sugli europei che hanno approvato un pacchetto di aiuti militari di 6 miliardi di euro e il sedicesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Gli europei prendono di mira le importazioni di alluminio russo e colpiscono la "flotta fantasma" di petroliere. Gli europei possono fare di più. Ogni anno spendono 50 miliardi di euro per acquisti di armamenti negli Stati Uniti nell'ambito della Nato. Potrebbero rompere questa forma di dipendenza e acquistare altrove.
Per il momento l'Ue sembra un'anatra senza testa. I suoi leader europei e nazionali - concludono Spillmann e Carretta - sono incapaci di mettersi d'accordo ed esibiscono le loro divergenze in pubblico. Non emerge alcuna leadership, perché la maggior parte di loro non concepisce un mondo senza l'America e sono disposti a tutte le concessioni per conciliarsi con Trump. Draghi ha predetto una lunga agonia per questa Unione indebolita e la sua morte diventa ora oggetto di dibattito per i centri di riflessione, i think tank.
Alla constatazione di Zelensky ("Purtroppo il presidente Trump vive nello spazio della disinformazione russa”) Trump ha risposto con uno sprezzante “Dittatore senza elezione, Zelensky farebbe bene a reagire rapidamente altrimenti non avrà più un paese”. Ma la chicca tragicomica è che gli Usa si rifiutano di sottoscrivere sia una dichiarazione del G7 che una mozione di una cinquantina di paesi dell’Assemblea dell’Onu nelle quali, a tre anni dall’invasione, si definisce la Russia paese “aggressore”.

Le domande di Antonio Costa ai leader europei

Ma torniamo all’analisi di Carretta e Spellmann: “A tre giorni dalle elezioni in Germania, il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, ha preso un po' di coraggio e risposto agli attacchi virulenti di Trump contro Zelensky. "È semplicemente sbagliato e pericoloso negare la legittimità democratica al presidente Zelensky", ha detto Scholz. Il primo ministro polacco, Donald Tusk, ha lanciato l'allarme sulla fine dell'Occidente. "Una capitolazione forzata dell'Ucraina significherebbe una capitolazione dell'intera comunità dell'Occidente. Con tutte le conseguenze di questo fatto. E nessuno faccia finta di non vederlo". Il premier britannico, Keir Starmer, ha ricordato che anche il Regno Unito ha sospeso le elezioni durante la seconda guerra mondiale. Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha iniziato le sue consultazioni bilaterali con i leader degli Stati membri per cercare di ottenere impegni concreti su aiuti militari aggiuntivi e garanzie di sicurezza per l'Ucraina. Le domande inviate da Costa alle capitali sono cinque. Qual è la visione di una pace durevole? Quali sono le implicazioni per la sicurezza europea? Che tipo di sostegno militare gli Stati membri e l'Ue possono fornire con urgenza? Cosa sono pronti a fare i singoli Stati membri in termini di garanzie di sicurezza? L'Ue deve essere coinvolta nelle garanzie di sicurezza? Macron ha fissato tre principi: l'Ucraina deve essere associata ai negoziati e i suoi diritti devono essere rispettati; la pace dovrà essere durevole con garanzie robuste e credibili; le preoccupazioni di sicurezza degli europei dovranno essere prese in conto.

Il rispetto della sovranità di ogni Stato

Ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella sua visita in Montenegro: “Da tre anni a questa parte la posizione dell’Italia, e in questo ambito quel che io personalmente ho sempre espresso ai numerosi interlocutori internazionali, è nitida, limpida e chiarissima: l’invito al ristabilimento del diritto internazionale e della sovranità di ogni Stato, qualunque sia la sua dimensione. Questa ferma indicazione è stata la base del sostegno che l’Italia con l’Unione Europea e gli Stati Uniti ha dato all’Ucraina. Una posizione accompagnata dall’auspicio che la Russia ritorni a svolgere il suo rilevante ruolo nel contesto internazionale, nel rispetto della sovranità di ogni Stato, del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Uniteù. Quando l’Ucraina, con il consenso della Russia,
divenne indipendente disponeva di una grande quantità di armi nucleari. Su
sollecitazione di Stati Uniti e Russia l’Ucraina ha consegnato alcune migliaia di
testate nucleari”.
Ancora una volta Mattarella ha ragione. Pensate se, a costo di uno sforzo economico-finanziario enorme per mantenerle operative, l’Ucraina si fosse tenuta le armi atomiche sovietiche posizionate sul suo territorio.

Il presidente ucraino personaggio da tragedia greca

Zelensky personaggio sempre più tragico. Più tragico di tutti i protagonisti delle tragedie greche messi assieme. Il presidente ucraino ha commesso tanti errori strategici e tattici. Si era illuso, o era stato illuso, di resistere allo strapotere militare di Mosca con l’aiuto finanziario e militare di americani ed europei. Ha operato scelte discutibili silurando ministri e generali nel tentativo di dare una (impossibile) svolta alle sorti della guerra. Si era illuso o forse neppure lui ha creduto fino in fondo alla “vittoria” ucraina, al contrattacco declamato ai quattro venti fino a non molti mesi fa. Che non aveva possibilità di essere coronato dal successo, tanto era lo squilibrio di forze, soprattutto di numero di uomini in campo a suo sfavore. Ha chiesto e ottenuto dopo mesi di insistenza i carri armati occidentali, ha chiesto all’Occidente missili a più lunga gittata e le sorti della guerra non sono cambiate. Sono arrivati gli aerei F-16 e le sorti non sono cambiate. Ora Trump ha chiuso i rubinetti dei rifornimenti militari per obbligarlo a sottoscrivere la “pax putintrumpiana”, accettare che l’Ucraina ceda alla Russia un quinto del territorio, concedere che lo sfruttamento delle risorse minerarie, agricole, industriali passi a Washington e Mosca rispettivamente nei quattro quinti e in un quinto del territorio del Paese. Il 21 febbraio in una intervista l’imbufalito presidente americano è tornato alla carica: "Se devo essere onesto, non penso sia importante la sua presenza agli incontri”. Zelensky ha fatto “un cattivo lavoro nelle trattative finora". Per questo farlo sedere al tavolo dei colloqui non è una priorità di questa amministrazione. Il capo della Casa Bianca ha poi detto di aver avuto "ottimi colloqui con Vladimir Putin ma non altrettanti" con il presidente ucraino. Intanto, mentre Musk al solito getta benzina sul fuoco accusando Zelensky di "nutrirsi del cadavere dei suoi soldati" e di aver perso centinaia di milioni di dollari d'aiuti per via della corruzione, sul tabloid New York Post è spuntata l'ipotesi di un esilio del presidente ucraino in Francia. Secondo fonti della Casa Bianca, infatti, vista l'ostilità nei suoi confronti da parte di Washington "la scelta migliore per lui e forse anche l'unica possibile a questo punto sarebbe partire immediatamente per Parigi".
Tanti errori commessi e indotti nelle azioni del tragico Zelensky. Ma il combattente Zelensky, pur discutibile, una dote ce l’ha: la dignità.

Meloni non ha ancora compreso il significato di “Maga”

Tutti i leader occidentali si sono premurati di manifestare solidarietà a Zelensky così strapazzato da Trump. Tranne la silente Giorgia Meloni che per tre anni ha strombazzato a destra e a manca ad ogni occasione abbracci e baci e vicinanza all’Ucraina aggredita. La nostra premier, accigliatissima nel vertice dei principali paesi europei convocato da Macron all’Eliseo, si illude ancora di fare da ponte tra Trump da una parte e Unione europea e paesi europei dall’altra nella imminente “guerra dei dazi”ù. Solo perché era andata a baciare la mano all’amico Donald pochi giorni prima dell’insediamento ed era stata poi presente, relegata in ultima fila, alla cerimonia a Washington nel Campidoglio il 20 gennaio 2025. Il canto porta sempre a schiantarsi sugli scogli. Il 47° presidente degli Usa neppure la considera e non riserverà all’Italia alcun trattamento di favore nella “guerra dei dazi”. La nostra Sorella d’Italia non ha ancora compreso che l’infatuazione di turno – per Trump e per l’internazionale sovranista, suprematista e reazionaria dei nostalgici del saluto nazifascista; internazionale che tanta musica sembra suonare per le sue orecchie – è tutta condensata nello slogan trumpiano “Make America Great Again”. Traduzione: “Io comando e tutti voi, vassalli e schiavetti, ubbidite”.
 di Pino Scorciapino

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