La Dia: le mafie puntano sui grandi appalti, aumentare i controlli

Società | 14 settembre 2023
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«La soglia di vigilanza sugli appalti ed erogazioni pubbliche va massimizzata con un approccio adeguato ai tempi e superando l’idea che la criminalità organizzata sia confinata entro ristretti limiti nazionali». E’ quanto raccomanda la Dia nella sua ultima Relazione semestrale sottolineando come sia ormai «indispensabile una conoscenza approfondita e condivisa del fenomeno criminale che sostenga le attività di contrasto, valorizzando le sinergie e le 'best practices"', almeno a livello europeo, coinvolgendo tutti gli attori della cooperazione internazionale di polizia e giudiziaria. E’ ormai unanimemente riconosciuta la resilienza della criminalità organizzata e la capacità di saper cogliere celermente le trasformazioni tecnologiche e dei fenomeni economico-finanziari su scala globale, sfruttando ogni opportunità di profitto e realizzando una notevole espansione speculativa».




Infiltrazioni e corruzioni preferite alla violenza

«Le organizzazioni criminali di tipo mafioso, nel loro incessante processo di adattamento alla mutevolezza dei contesti, hanno implementato le capacità relazionali sostituendo l’uso della violenza, sempre più residuale, con strategie di silenziosa infiltrazione e con azioni corruttive e intimidatorie», scrive ancora la Direzione investigativa antimafia nella sua ultima Relazione semestrale sottolineando come «oggi, le mafie preferiscono rivolgere le proprie attenzioni ad ambiti affaristico-imprenditoriali, approfittando della disponibilità di ingenti capitali accumulati con le tradizionali attività illecite. Si tratta di modus operandi dove si cerca sia di rafforzare i vincoli associativi mediante il perseguimento del profitto e la ricerca del consenso approfittando della forte sofferenza economica che caratterizza alcune aree, sia di stare al passo con le più avanzate strategie di investimento, riuscendo a cogliere anche le opportunità offerte dai fondi pubblici nazionali e comunitari (Recovery Fund e Pnrr)».

«In continuità con i precedenti - continua il documento - anche il secondo semestre 2022 appare caratterizzato, con esclusione di taluni episodi cruenti registrati nel territorio napoletano e pugliese, da un limitato ricorso alla violenza o ad atti eclatanti anteposti, dagli stessi sodalizi mafiosi, ad una silente e più conveniente penetrazione del tessuto economico imprenditoriale. In linea col passato quindi, assieme alle mai sopite e più visibili attività criminali quali il narcotraffico, le estorsioni, lo sfruttamento della prostituzione e del lavoro clandestino, si registrano anche sempre più diffusi ambiti illeciti che destano minore allarme e riprovazione sociale ma che generano ingenti profitti gradualmente immessi nei circuiti legali con conseguenti effetti distorsivi delle regolari dinamiche dei molteplici mercati».

La forza di cosa nostra

«Cosa nostra manterrebbe ancora il controllo del territorio in un contesto socio-economico tuttora fortemente cedevole alla pressione mafiosa - scrive ancora la Dia -. Nonostante le numerose attività di contrasto eseguite nel tempo cosa nostra continuerebbe a manifestare spiccate capacità di adattamento e di rinnovamento per il raggiungimento dei propri scopi illeciti. Essa, infatti, continua ad evidenziare l’operatività delle sue articolazioni in quasi tutto il territorio dell’isola con consolidate proiezioni in altre regioni italiane e anche oltreoceano tramite i rapporti intrattenuti con esponenti di famiglie radicate da tempo all’estero». Gli analisti della Dia spiegano come «l'ormai consolidata strategia di sommersione dettata dalle organizzazioni siciliane» preveda «il minimale ricorso alla violenza al fine di evitare allarme sociale e garantire, nel contempo, un sereno arricchimento economico tramite l’acquisizione di maggiori e nuove posizioni di potere».

'Ndrangheta internazionale

Grazie alla «coesa struttura», alle sue «capacità militari» e al «forte radicamento nel territorio, la 'ndrangheta si conferma oggi l’assoluta dominatrice della scena criminale anche al di fuori dei tradizionali territori d’influenza con mire che interessano quasi tutte le Regioni (Lazio, Piemonte e Valle D’Aosta, Liguria, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo e Sardegna)». «Proiezioni - spiega la Dia - che si spingono anche oltre confine e che coinvolgono molti Paesi europei (Spagna, Francia, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Svizzera, Germania, Austria, Repubblica Slovacca, Albania e Romania), il continente australiano e quello americano (Canada, USA, Messico, Colombia, Brasile, Perù, Argentina, Australia, Turchia ed Ecuador)».

I pericoli di web e metaverso

Nelle nuove sfide proposte dal contrasto alla criminalità organizzata, è necessario «aumentare le capacità di penetrazione del metaverso, delle comunicazioni criptate e in generale del web (sia la rete internet che il dark web) e in altri settori del mondo digitale meno conosciuti, perchè le mafie sono capaci di rigenerarsi continuamente ed hanno a loro disposizione tecnologie e tecnici di altissima specializzazione. Per rimanere al passo dei tempi, cercando di essere magari un passo avanti a loro, poichè esse operano sempre più sul web e nel metaverso», continua la Direzione investigativa antimafia nella sua ultima Relazione semestrale.

Aumenta il fascino sui giovani

Ancora oggi «la criminalità organizzata siciliana risulterebbe esercitare una capacità attrattiva sulle giovani generazioni, coinvolgendo non solo la diretta discendenza delle famiglie mafiose ma, anche e soprattutto, un bacino di utenza più esteso al fine di ampliare la necessaria manovalanza criminale» In particolare nello spaccio al minuto di sostanze stupefacenti, i clan «ricercherebbero manovalanza anche tra i più giovani nelle periferiche e più degradate aree urbane».

La camorra diventa impresa

«Le province di Napoli e Caserta rimangono i territori a più alta e qualificata densità mafiosa. E’ qui, infatti, che si registra la presenza dei grandi cartelli camorristici e dei sodalizi più strutturati i quali, oltre ad aver assunto la gestione di tutte le attività illecite, si sono gradualmente evoluti nella forma delle cosiddette imprese mafiose divenendo nel tempo competitivi e fortemente attrattivi anche nei diversi settori dell’economia legale». Rileva la Dia nella sua relazione semestrale, evidenziando anche «la crescente tendenza dei clan più evoluti a delocalizzare le attività economiche anche all’estero per fini di riciclaggio e di reinvestimento con l’obiettivo di trasferire le ricchezze in aree geografiche ritenute più sicure e più remunerative». Mentre «ad un livello inferiore, si rilevano gruppi minori, non di rado in posizione strumentale e funzionale alle organizzazioni sovraordinate, dediti prevalentemente ai tradizionali affari illegali quali lo spaccio di stupefacenti, le estorsioni e l’usura che incidono in maggior misura sulla sociale percezione di insicurezza».

Cresce la mafia pugliese

Nello scenario mafioso pugliese «le diverse costellazioni di clan e di sodalizi, tra loro in altalenanti rapporti di conflittualità ed alleanze, proseguono il loro percorso in ascesa verso l’acquisizione di forme imprenditoriali sempre più complesse e strutturate. Le organizzazioni criminali della regione, infatti, benchè continuino ad esercitare variegate modalità di controllo militare del territorio, sembrerebbero orientarsi verso l’attuazione di un mirato ed evoluto modello di mafia degli affari». La Dia conferma che «il trend in crescita delle mafie pugliesi nella tradizionale distinzione tra mafie foggiane, camorra barese e sacra corona unita».
«I percorsi di infiltrazione mafiosa nei circuiti economico-imprenditoriali - spiegano gli analisti - traggono origine dal considerevole afflusso di capitali illeciti derivanti dal traffico, anche internazionale, di stupefacenti e dagli ingenti profitti discendenti dalla recrudescenza del fenomeno estorsivo, attuate con prevaricanti strategie intimidatorie dalle organizzazioni criminali pugliesi ai danni di attività imprenditoriali e commerciali».

Le mafie straniere

«Il crimine organizzato di matrice etnica costituisce, da tempo, una componente ormai stabile e consolidata nel complessivo scenario criminale nazionale». Ed «è sempre più marcato e ricorrente il riscontro investigativo che dimostra l’esistenza di interazioni tra le consorterie italiane e quelle multietniche», rileva la Dia nella sua ultima Relazione semestrale, ricordando come le diverse organizzazioni criminali etniche agiscano «in tutto il territorio nazionale» ma con «connotazioni differenti per origini, composizione e modalità d’azione». Le organizzazioni criminali albanesi «manifestano un’alta pericolosità e una forte incidenza nelle attività illegali, con particolare riferimento al traffico di droga e di armi illegali. Sono ben strutturate e sorrette da una consolidata componente solidale, sovente rafforzate al loro interno da legami parentali. La criminalità albanese è tra le più complesse e articolate espressioni nello scenario della criminalità straniera in Italia ma anche in diversi Paesi europei, tra cui Francia, Germania e Svizzera dove il fenomeno è sempre più attenzionato dalle autorità locali, preoccupati dall’escalation di violenza o di reati» La criminalità nigeriana «ha replicato nel continente europeo i modelli costituiti in Nigeria a seguito dell’involuzione criminale delle confraternite universitarie (cults) variamente denominate ("Eye», «Black Axe», «Viking», «Maphite") che si sono insediate anche in quasi tutte le aree della penisola con presenze più o meno attive. Le attività criminali dei vari gruppi sono molte e diversificate: sfruttamento della prostituzione, tratta di esseri umani, immigrazione illegale, spaccio di stupefacenti, frodi informatiche e riciclaggio». Le consorterie cinesi in Italia sono strutturate «secondo modalità essenzialmente gerarchiche, incentrate principalmente su relazioni familiari e solidaristiche. Si tratta in particolare di sodalizi 'chiusì e, quindi, impenetrabili alle contaminazioni o collaborazioni esterne. La criminalità cinese appare dedita alla commissione di estorsioni e di rapine quasi esclusivamente in danno di propri connazionali, allo sfruttamento della prostituzione, alla consumazione di reati finanziari, a cui si affiancano attività illecite di money transfer, nonchè alla detenzione e allo spaccio di metanfetamina, trattata pressochè in regime di monopolio da pusher cinesi».

 La criminalità romena si manifesta «sotto due distinte forme: da un lato, gruppi poco strutturati i cui aderenti si occupano dei reati predatori dando vita a sacche di microcriminalità che amplificano la percezione di insicurezza nella popolazione; dall’altro, sodalizi più complessi ed articolati, del tutto simili alle organizzazioni mafiose autoctone. Le organizzazioni criminali romene sarebbero attive anche nel settore dell’intermediazione illecita e dello sfruttamento della manodopera (cosiddetto 'caporalatò), talvolta d’intesa con italiani». La criminalità organizzata sudamericana «opera soprattutto in varie regioni del nord Italia e, in misura minore, nel Lazio. Si tratta di sodalizi che oltre a essere dediti alla commissione di reati contro il patrimonio e allo sfruttamento della prostituzione collaborano con altre consorterie straniere o italiane nella gestione dei traffici di droga proveniente dall’America latina». I gruppi criminali balcanici e dei Paesi dell’ex Unione Sovietica «hanno evidenziato nel tempo la propensione per i reati contro il patrimonio, il traffico di stupefacenti e di armi, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, lo sfruttamento della prostituzione, il contrabbando e i furti di rame» mentre le organizzazioni criminali formate da soggetti provenienti dai Paesi del Medio-Oriente e del Sud-est asiatico «sono attive principalmente nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, nello sfruttamento del lavoro nero e nel traffico di stupefacenti, spesso perpetrati unitamente allo sfruttamento della prostituzione. E’ stato riscontrato trattarsi talvolta di consorterie multietniche (quelle del Sud-est asiatico a prevalente etnia indiana e pakistana) che agirebbero in cooperazione con la criminalità dell’area balcanica, nonchè con quella turca e greca».

 di Angelo Meli

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