Verga e Pirandello portano nuova luce nei teatri catanesi

Cultura | 17 settembre 2020
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Un doppio tandem, letterario e attoriale, in scena a Catania nel piccolo ma suggestivo spazio intitolato a Giuseppe Fava, il “Giardino Fava”, gestito da “FabbricaTeatro” (diretto da Elio Gimbo), dove quasi miracolosamente sotto il maestoso tronco d’un albero secolare è stato ricavato un piccolo palcoscenico, nell’ottica di quella ricerca di spazi avulsi dai luoghi fetish teatrali e promossi a centri di rappresentazione ritenuti impensabili fino a pochi anni addietro. 

Su progetto e regia di Nino Romeo, drammaturgo di fama nazionale, Graziana Maniscalco e Nicola Costa hanno dato vita a due dei personaggi più famosi della produzione letteraria di due giganti della letteratura, Giovanni Verga e Luigi Pirandello, narrando con coinvolgente e consumata perizia attoriale di due “carusi” di miniera, ora oggettivando ora raccontando in soggettiva i due sventurati protagonisti. La prima, Graziana Maniscalco, zoppicante e tenebrosa - ora ansiosa e quasi supplicante, ora dimessa e pensosa, ora tragica e angosciante - ha ripercorso la straziante vicenda del fosco, accigliato e inviso Rosso Malpelo verghiano, “sorta di filosofo istintivo”, schivo e da tutti odiato, abbrutito dal logorante lavoro di miniera “che immagina la morte come liberazione dalla sua condizione di ragazzo senza futuro”. 

Interpreta magistralmente lo stupore del povero Ciàula che scopre la luna, uscendo una sera dal sottosuolo dove è costretto a vivere, Nicola Costa, percorrendo deciso il palcoscenico, a volte quasi con svagatezza, dando alla “pietas” pirandelliana la giusta e distaccata compostezza. Musiche, rispettivamente, di Philip Glass e Claude Debussy. Ancora donne verghiane a confronto, protagoniste di “Donne e Sante” di Nellina Laganà (purtroppo recentemente scomparsa), presentato dal Nuovo Teatro Gamma di Catania e incluso negli spettacoli della Catania Summer Fest 2020, per la regia del rodato Gianni Scuto, quasi una “Spoon River” siciliana. Un cimitero d’ombre che si ripresentano il giorno dei morti a rivivere nuovamente il triste vissuto “categorico”, scrive lo stesso Scuto, “dal destino ineluttabile segnato da quel ciclo dei vinti che permea tutta l’opera di Giovanni Verga”. In un corale alternarsi, Mena dai capelli rossi, la passionale Peppa amante di Gramigna, la sensuale Gna’ Pina detta la “lupa”, la Santuzza della Cavalleria rusticana, la diafana figura di Bianca Trao del Mastro don Gesualdo e Lia dei Malvoglia, appaiono e scompaiono tra le croci bianche del cimitero a due vecchi, zio Giovanni e Maria, intenti a intrecciare canne e sgusciare fave. Lo spettacolo, ripreso dal Festival verghiano del 1994 a Vizzini, è interpretato da Maria Barbagallo. Barbara Cracchiolo, Alessandro Gambino, Simona Gualtieri, Domenico Maugeri, Antonella Nieri ed Elena Ragaglia. 

Assegnato alla memoria del famoso tenore Marcello Giordani, potente interprete del repertorio belliniano e di Toni Maugeri, presidente e direttore artistico della SCAM (Società Catanese Amici della Musica) uno dei protagonisti della vita musicale etnea e creatore del premio “Bellini d’Oro 2020”, giunto al 52° anno dalla fondazione. Il prestigioso riconoscimento è stato attribuito nel corso di una serata organizzata dal Teatro Massimo Bellini da una nutrita Commissione di esperti. Ottima performance del soprano Clara Polito belcantista palermitana che alternandosi con il tenore Giovanni Guagliardo hanno cantato brani tratti dalle opere di Verdi (“Macbeth “ e “Il Trovatore”) e Bellini (“I Puritani”, “Il Pirata” e “Norma”, la sublime “Casta Diva”, dalla Guagliardo appasionatamente e meravigliosamente interpretata). 

Ai due interpreti, condotta dalla giornalista Caterina Rita Andò e dal musicologo Giuseppe Montemagno, è stata consegnata una targa insieme al baritono). Marcello Giordani è stato ricordato anche attraverso la proiezione di alcuni video (“Nessun dorma”, registrato al Metropolitan di New York, “Sicilia bedda” e il brano “Dicintencillo vuje”). La serata si è conclusa con un omaggio al compositore acese Francesco Musmarra e la consegna del premio alla moglie di Giordani e al figlio di Maugeri, dopo l’esecuzione della sinfonia della “Norma” eseguita dall’Orchestra del Teatro Massimo Bellini di Catania.



 di Franco La Magna

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