Ricominciare dall'usato dopo lo shock della pandemia

Economia | 12 luglio 2020

Ricominciare dall'usato: dopo lo shock inferto dalla pandemia, una speranza inaspettata sembra arrivare dall'economia di seconda mano, se è vero che il valore generato dalla compravendita dell'usato nel 2019 è stato di 24 miliardi di euro, pari all'1,3 % del nostro Pil. La rilevazione, condotta da Doxa per Subito.it, la piattaforma per vendere e comprare che conta oltre 13 milioni di utenti unici mensili, ha evidenziato come il volume sia cresciuto del 33% in 5 anni, e se nel 2018 era di 23 miliardi, adesso, complice il lockdown da Covid 19, una spinta inattesa sembra arrivare proprio dall'online. Da più parti è stato osservato come l'incredibile crisi generata dal virus potrebbe rappresentare un punto di svolta per ripensare l'intero ciclo produttivo e trasformare in opportunità un modello di business ormai superato che ha eccessivamente sfruttato le risorse umane e di materie prime. Impossibile non pensare alle acque cristalline dei canali di Venezia o dei nostri mari, agli animali e alla natura che si è fatta largo in ogni borgo o strada d'Italia, ridimensionando il primato della nostra supremazia e riportandoci al concetto di “ospiti” della Terra. Da qui la possibilità, ma anche la necessità di ripensare a un nuovo modello di produzione e comportamento, a partire da un nodo ancora non risolto per l'impatto ambientale, come quello degli imballaggi sostenibili. Ma una nuova sensibilità, anche in questo senso, sembra farsi strada. “L’emergenza che abbiamo vissuto in questi mesi ci ha obbligati a fermarci e a ripensare il nostro modo di vivere, dandoci l’opportunità di ripartire migliori di prima”, ha detto Giuseppe Pasceri, ceo di Subito. “I dati dell’Osservatorio Second Hand Economy ci dicono che l’economia dell’usato può essere una vera e propria leva per ripartire: per il Paese, perché è una forma di economia partecipativa che produce valore e mette in circolo risorse; per le persone, cui fornisce un beneficio economico tangibile; ma anche per il pianeta. Covid-19 ci ha fatto sentire tutta la nostra fragilità, ma anche il potere di fare la differenza con i nostri comportamenti. Comprare e vendere usato è un gesto semplice, immediato, alla portata di tutti e con un impatto diretto e misurabile sul cambiamento climatico – continua Pasceri - Lo scorso anno, ad esempio, grazie ai 18 milioni di oggetti venduti su Subito abbiamo risparmiato 5 milioni di tonnellate di Co2, come aver bloccato il traffico di Roma per 1 anno”. L’online gioca un ruolo di primo piano nella crescita dell’economia dell’usato, basti pensare che è responsabile del 70% della crescita assoluta anno su anno (700 milioni su 1 miliardo). Nel 2019 pesa 10,5 miliardi di euro, il 45% del totale. Tra coloro che nel 2019 hanno acquistato o venduto oggetti usati, il 58% ha scelto di farlo attraverso l’online, considerato il canale privilegiato soprattutto per la sua velocità (77%), ma anche per la sua accessibilità (44%), semplicità e comodità di utilizzo (38%) e convenienza (34%). Motivazioni che guidano soprattutto chi vende (66%), dove l’online è il canale preferito.

Cosa comprano gli italiani online? Principalmente 'Casa&Persona' (73%), 'Sports&Hobby' (63%), 'Elettronica' (57%) e 'Veicoli'. Gli oggetti usati più comprati nel 2019 sono: libri e riviste (di media, 6); abbigliamento e accessori (5). Per quanto riguarda la vendita online, gli italiani vendono principalmente oggetti della categoria Casa&Persona (64%), Elettronica (48%), Sports& Hobby (45%) e Veicoli (26%). Oggetti usati più venduti nel 2019: libri e riviste, a pari merito con abbigliamento e accessori (6 di media); arredamento e casalinghi, a pari merito con musica e film e articoli per bambini (5).

Le giovani famiglie (35-44 anni) si confermano le più propense a fare second hand (75%), con una preferenza per il canale online (47%). Famiglie con bimbi piccoli, coppie o professionisti in carriera, le motivazioni che spingono ad acquistare e/o vendere usato sono da ricercare principalmente nella possibilità di risparmiare (67%), ma anche rispondere alla nuova esigenza ecologica del “decluttering”, liberandosi degli oggetti che non si usano più (82%) ma anche per guadagnare (46%), proprio in vista dell’ampliamento della famiglia o di cambiamenti lavorativi. Emerge tuttavia una quota sopra la media che crede nel riuso ed è contro gli sprechi (56%), a conferma di una grande sensibilità all’impatto ambientale. Altro target decisamente attivo nella compravendita dell’usato è la Generazione Z, in particolare nella fascia 18-24 (69%), i nativi digitali per i quali il canale online è naturalmente il preferito per vendere (83%) e comprare (72%).

Per loro la motivazione principale che li spinge ad acquistare è la possibilità di risparmiare (77%), ma anche perché considerano il second hand un modo intelligente di fare economia che rende molti oggetti più accessibili (58%). La spinta ecologia è alla base, ad esempio, della motivazione che spinge i cosiddetti “Baby Boomers” (età 55-64 anni) a scegliere l'economia di seconda mano: questa fetta di popolazione, infatti, incide nel settore per il 64%. La lotta agli sprechi è la motivazione prediletta dal 57% di loro, mentre per l'83% è la possibilità di liberarsi del superfluo a comandare. Un'economia circolare che però ha ancora molti lati oscuri, come osservato da Daniele Di Stefano su La Stampa: “Un operatore dell'usato che vende conto terzi lavora in un regime Iva anomalo – scrive – e non ha un codice Ateco di riferimento che gli permetta di presentare studi di settore tarati per la sua attività”. Intervistato da Di Stefano, Pietro Luppi, portavoce di Rete ONU, l'associazione degli operatori dell'usato, osserva: “Nel nostro Paese abbiamo un settore dell’usato che, partendo dagli oggetti gettati via dagli italiani, rimette in circolazione, senza alcun intervento ‘di riparazione’, circa 500 mila tonnellate di beni durevoli”.

Ma sul riuso pesa anche l'ombra delle ecomafie, specialmente nel settore dell'abbigliamento usato, come dimostrato dalle indagini della Direzione investigativa antimafia e dalle numerose operazioni antiriclaggio e contro la ricettazione. Un altro nodo che dovrà essere risolto garantendo una continua tracciabilità della filiera. Perché il cambiamento che aspettavamo è stato già abbracciato da milioni di utenti e forse, un aiuto inatteso a velocizzare questo processo, potrebbe arrivare proprio dalla stessa Pandemia che ha messo in crisi un'economia troppo “seduta” sui propri, fragili, successi.



 di Antonella Lombardi

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