Le incognite dell’autunno se non prevale la prudenza

Società | 30 luglio 2020


Il coronavirus, come ognuno di noi ha sperimentato, ha cambiato la nostra vita, non solo nel periodo marzo-aprile quando siamo stati costretti a stare chiusi in casa, e non solo dal punto di vista economico, quando nello stesso periodo abbiamo dovuto sospendere quasi tutte le attività con i problemi connessi.

Nel complesso, a parte l’eccezionale numero di decessi verificatosi soprattutto al centro-nord , l’Italia come paese , la Sicilia come regione, pur con qualche inevitabile errore , sono state all’altezza della situazione, in questo aiutate dalla notevole collaborazione delle forze dell’ordine e della protezione civile .

Anche gli italiani hanno dato buona prova non solo rispondendo positivamente alle prescrizioni del governo e delle autorità in genere ma anche impegnandosi fino allo spasimo , basti pensare, oltre alle già citate forze dell’ordine e protezione civile, ai tanti medici ed infermieri che per la causa hanno perso la vita.

Purtroppo, è doloroso dirlo, nonostante il confortante andamento dei contagi, delle guarigioni e dei decessi in Italia, i rischi non sono finiti anche perché noi cittadini, pur avendo dato prova di maturità in passato, non sempre osserviamo nel periodo attuale le prescrizioni delle autorità: mi riferisco ai nostri comportamenti nelle spiagge, nella movida ( da alcuni detta covida!) o nei trasferimenti . Se a questo si aggiunge che siamo per cosi dire circondati da Paesi in piena epidemia , si comprende che il rischio dell’aumento dei “focolai” esiste, tanto più che sono riprese tutte le attività economiche e sono stati ripristinati molti collegamenti internazionali con i rischi connessi.

Fino ad ora ci è andata relativamente bene ma si ha la sensazione che gran parte di noi ritiene che il pericolo sia passato e che quindi si possono riprendere le vecchie abitudini. Ora se è comprensibile il desiderio di stare con gli altri , di stare fuori, dopo tanti sacrifici, non si dovrebbe dimenticare che secondo molti studiosi il coronavirus è destinato a durare almeno fino alla scoperta di un efficace vaccino, come per altro tragicamente dimostra l’esperienza dell’America, del Brasile ma anche della Spagna , dell’Inghilterra, dell’India, della Cina, per citare solo alcuni paesi.

Tutto ciò diventa anche più pericoloso se si pone in relazione ad altri due eventi: la riapertura delle scuole ed il clima freddo del prossimo autunno-inverno.

Purtroppo , per quanto si impegnino le autorità, sarà difficile fare osservare a scuola le prescrizioni antivirus, non solo per l’età degli utenti ma anche per le difficoltà strutturali di realizzazione del distanziamento. Cosi pure non è difficile prevedere che, con la stagione fredda , la convivenza nei locali chiusi, le occasioni di contagio aumenteranno. Quindi non possiamo ritenere che la pandemia sia stato un incidente di percorso che non lascia tracce: bisogna invece prendere atto che si tratta di un evento che ha già cambiato e cambierà stabilmente le nostre vite, non solo nell’aspetto economico, di un evento sul quale riflettere circa il nostro rapporto con il territorio e con la natura.

Noi ritenevamo di essere i padroni del mondo con il sapere e le tecnologie: la pandemia ha dimostrato, oltre i limiti delle nostre strutture sanitarie, la nostra piccolezza, la precarietà del nostro modo di vivere, per cui dobbiamo da un lato essere più modesti, più rispettosi dell’ambiente , dall’altro dobbiamo organizzare meglio la nostra vita, essere più attenti alle strutture ed al personale sanitario ed evitare quei comportamenti e quelle carenze che nella recente esperienza hanno accresciuto il numero dei decessi.

Per altro dobbiamo tenere presente che un nuovo “lockdown” per la nostra economia ed anche per noi sarebbe insopportabile. Quindi mi sembra il caso di essere prudenti.

 di Diego Lana

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