La folla che chiedeva lavoro, la polizia e la strage 60 anni fa

Lavoro | 8 luglio 2020
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8 luglio 1960
Gli anni finali del decennio 1950-1960 anche in Sicilia sono anni di
grandi cambiamenti. La situazione nell'isola è caratterizzata da tre
fenomeni: l'emigrazione della manodopera di origine contadina verso il
Nord ma anche verso le aree costiere, lo spostamento della rendita
dalle campagne alla città che determina la crescita impetuosa e priva
di programmazione delle città, fino ad assumere nelle grandi aree
urbane l'aspetto del vero e proprio “sacco” edilizio, il tentativo di
accelerare lo sviluppo industriale dell'isola. Si forma la classe
operaia di fabbrica, ma anche il proletariato edile nelle città. Il
grande movimento di massa che si svolge tra il 30 giugno e l'8 luglio
di quell'anno è innestato dalla svolta a destra del governo Tambroni e
dal tentativo di celebrare a Genova il congresso del MSI; ma trova le
sue radici nel disagio sociale che attraversa la società italiana e
vede protagonisti i più giovani. Dei 7 uccisi dalla polizia in Sicilia
tra il 5 (sciopero generale di Licata e l'8 luglio 1960 tre sono
edili, Francesco Vella, dirigente sindacale, Andrea Gancitano a
Palermo e Salvatore Novembre a Catania. Tranne Vella, poco più che
quarantenne, e Rosa La Barbera (53enne uccisa da uno dei colpi sparati
dalla polizia mentre si accingeva a chiudere le finestre di casa) si
tratta di giovanissimi, perfino ragazzini. Novembre, immigrato da
Agira,aveva poco più di vent'anni, Vincenzo Napoli, ucciso a Licata,
aveva 24 anni, Giuseppe Malleo 16, Gancitano addirittura 14. Sono
rimasti nel ricordo come i “ragazzini dalle magliette a strisce”
simbolo di una volontà di opporsi alla sopraffazione ed allo
sfruttamento che appartiene alle pagine più gloriose del movimento
democratico siciliano. E' la nuova generazione che sarà protagonista
delle lotte sindacali che porteranno alle grandi conquiste dei diritti
nella fabbrica e nella società, fino allo Statuto dei lavoratori nel
maggio 1970.
Franco Garufi


Sono stati ricordati oggi a Palermo gli avvenimenti dell’8 luglio 1960. Partendo dalla memoria degli anni del sacco di Palermo, Cgil e Fillea hanno chiesto «lo sblocco degli investimenti per le opere strategiche inserite nel Patto per Palermo, tra cui l'ammodernamento della circonvallazione, il raddoppio del ponte Corleone e il sottopasso via Perpignano, e annunciato iniziative nel campo della sicurezza sul lavoro e su lavoro e ambiente. Al centro delle richieste, la lotta al lavoro nero, piaga che nei cantieri del centro storico riguarda un operaio su due». 

Durante la manifestazione, si è svolto il flash mob della Fillea con le magliette a strisce blu, come quelle indossate dai ragazzi dei quartieri popolari di Palermo durante le giornate calde della protesta operaia che culminarono con la repressione di sessant'anni fa. L’iniziativa si è conclusa con le note di Bella Ciao da parte del coro dell’Anpi diretto da Pia Tramontana. Dopo la deposizione dei fiori, gli interventi del segretario generale Fillea Cgil Palermo Piero Ceraulo, del presidente Anpi Sicilia Ottavio Terranova, del segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo, del sindaco Leoluca Orlando, presente con gli assessori Giovanna Marano, Fabio Giambrone, Giusto Catania e Roberto D’Agostino. 

«I ragazzi con le magliette a strisce cercavano lavoro e dignità in un momento di rivolgimento sociale e attacco fascista, La Cgil dichiarò lo sciopero generale e ci furono i tumulti a Palermo, come in molte altre città italiane - ha detto il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo - Allora come oggi, in un momento di grave crisi sociale, non solo legato alla pandemia, ci interroghiamo sull'incapacità delle nostre classi dirigenti a programmare lo sviluppo e la crescita della  nostra regione e della nostra città. Il Comune di Palermo, come dice il sindaco Orlando, non è più governato dalla mafia».



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