In attesa della nuova classe dirigente per la rinascita del Paese

Politica | 7 dicembre 2019

Il nostro Paese sta vivendo una profonda crisi i cui principali segni sono: lo scarso sviluppo economico, il cui tasso annuo è tra i più bassi d’Europa, l’immobilismo amministrativo, favorito dalla scarsa omogeneità delle coalizioni di governo, la crescente difficoltà del sistema ad assorbire la disoccupazione , giunta ormai a livelli elevatissimi, la progressiva crescita del debito pubblico, che ha raggiunto livelli da record, il dissesto idrogeologico di cui in questo periodo abbiamo dolorose conferme, la decadenza del sistema formativo, che non riesce più a selezionare una classe dirigente basata sul merito e sulla professionalità, il degrado dei servizi pubblici divenuti sempre più inefficienti e costosi, la forte evasione fiscale e contributiva alimentata dalla ricorrente pratica dei condoni, la perdita di autorevolezza delle istituzioni pubbliche .

Di tutto questo nel nostro paese si dà spesso la colpa, ora al governo in carica, ora alla globalizzazione dell’economia, ora alle contraddizioni del capitalismo, ora alle prescrizioni dell’ Ue, ma si dimentica che in altri paesi occidentali meglio amministrati non si sono registrati gli stessi inconvenienti o si sono registrati in misura minore. In genere non si considera come causa determinante della grave situazione in cui ci troviamo la nostra miopia politica ed amministrativa che ha creato molta miseria, molto risentimento ed una logica individualistica lontana da quel bene comune a cui si auspica debba tendere la politica correttamente intesa.

Se si riconosce la fondatezza di questa analisi per prima cosa è necessario lavorare per una nuova classe dirigente sensibile all’etica, responsabile, competente, che sappia combattere gli eccessi del capitalismo, che sappia vedere lontano, che sappia valutare le interrelazioni che ormai ci legano a tutto il mondo, che sappia trarre dalla storia , dalla filosofia, dalla cultura, dalla tecnica, gli insegnamenti che sono necessari per affrontare i grandi problemi della società in un’ottica non egoistica. Il punto di partenza di una siffatta classe dirigente dovrebbe essere il riconoscimento dei problemi fondamentali del nostro paese, in primo luogo quello del nostro enorme debito pubblico , in quanto condizionante qualunque politica si voglia fare, quello del dissesto idrogeologico , in quanto capace di dare serenità alle nostre famiglie e lavoro alle imprese, e quello della efficienza della nostra pubblica amministrazione , in quanto condizione necessaria per la produttività e la crescita del nostro sistema.

Naturalmente questo “grande” progetto, che ovviamente comporta molti sacrifici, potrebbe essere ritenuto deludente dalla gran parte dell’attuale elettorato che, esasperato per le molte delusioni che ha subito, in nome delle esigenze e dei diritti del “popolo”, spesso non si pone il problema delle implicazioni del debito pubblico ed in genere quello delle compatibilità e della necessaria competenza per la ricerca delle soluzioni. Ma i cambiamenti nell’assetto del mondo, lo sviluppo di paesi come la Cina e l’India, la decadenza di altri, la nostra appartenenza alla Ue, i problemi attuali dell’America , la Brexit, , la politica dell’Urss, gli squilibri finanziari di molti stati sovrani, le diverse povertà esistenti nel mondo, la stessa crisi del capitalismo che non riesce ad assicurare come una volta l’equilibrio tra produzione e consumo, tra profitti rendite e salari, richiedono un nuovo modo di affrontare i problemi, una revisione dei nostri valori. Non si tratta di cambiare il sistema democratico , né di cambiare il sistema capitalistico . Si tratta di correggerli e di governarli meglio per evitare che i beni e l’egoismo dominino la nostra vita con l’appendice dell’alcol e della droga utilizzati per renderla sopportabile. 

 di Diego Lana

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