Fondi Ue, la Sicilia recupera ma restano le grandi sfide

Economia | 3 gennaio 2020
Il presidente della Regione siciliana, on. Nello Musumeci, celebra l'anno nuovo con un comunicato che enfatizza i risultati raggiunti nella spesa dei fondi strutturali e di investimento europei. Com'è noto, la Sicilia era a rischio di disimpegno, cioè di dover restituire a Bruxelles una notevole quantità di risorse non utilizzate: lo straordinario impegno delle strutture della programmazione e degli assessorati, insieme alla decisiva collaborazione dell'Agenzia nazionale della coesione territoriale, ha consentito il raggiungimento (e in qualche caso il superamento) dei target di spesa previsti per il 31 dicembre 2019. 

E' un dato di fatto positivo che non va sottovalutato; tuttavia è necessaria una valutazione attenta dello stato dell'arte, avendo sempre chiaro che tali cifre saranno soggette al vaglio degli uffici della Commissione, la quale già lo scorso anno ha contestato l'ammissibilità di alcuni grandi progetti già finanziati con risorse nazionali in particolare quelli che riguardano investimenti su rete ferroviaria e strade. Vediamo le cifre: il FESR, fondo europeo destinato prevalentemente alle infrastrutture ed all'innovazione, ha speso alla data odierna 1,2 miliardi su 4,473 di dotazione complessiva; il Fse (fondo che si occupa delle attività sociali e delle misure di inclusione) ha utilizzato ad oggi 191,2 milioni di euro su poco più di 820 di dotazione complessiva; il programma di sviluppo rurale, che era già in stadio più avanzato, ha certificato la spesa totale in sei anni di 871 milioni di euro su un totale di 2,184 miliardi. In sintesi, su 7,457 miliardi di dotazione dei tre programmi europei, si sono certificati- al sesto anno di programmazione- 2,259 miliardi pari ad appena un terzo.

 Se si analizzano con attenzione le cifre, si vedrà che l'incremento di spesa per il 2019 è stato di poco meno di circa 800 milioni nel complesso dei programmi. Purtroppo mentre scriviamo non abbiamo gli indicatori di spesa di altri programmi, come per esempio il patto per la Sicilia, ma temiamo che la spesa della Regione siciliana per investimenti su fondi di sviluppo nazionali ed europei abbia superato di poco nel 2019 il miliardo di euro. Troppo poco per un'area di cinque milioni di abitanti nella quale il bilancio regionale, oltre ad essere in crisi strutturale- come sentenziato dalla Corte dei Conti- è sostanzialmente impegnato per intero in spesa corrente e gli investimenti sono diventati di esclusiva pertinenza dei fondi extraregionali. Con l'anno che si apre si conclude l'attuale ciclo di programmazione, anche se la spesa potrà essere certificata fino al 2023. Si determinerà perciò una sovrapposizione tra vecchia e nuova programmazione che potrebbe causare nuovi ritardi. 

Musumeci fa riferimento alla programmazione che partirà con il 2021, della quale però ben poco è stato comunicato ai tavoli di partenariato istituzionale, economico e sociale. Eppure, si tratta della scommessa decisiva per il futuro dell'isola. 

La Commissione Europea ha proposto cinque grandi obiettivi di policy così definiti: Europa più intelligente, Europa più verde, Europa più connessa, Europa più sociale, Europa più vicina ai cittadini. Il governo italiano ha presentato un documento in parte innovativo nell'approccio che punta ad intrecciare i cinque obiettivi di policy con quattro temi unificanti: il lavoro di qualità, il territorio e le risorse naturali nella prospettiva delle generazioni future, l'omogeneità e la qualità dei servizi per i cittadini e la cultura come veicolo di coesione sociale. L'idea centrale del documento presentato a livello nazionale al partenariato è che ciascuno dei quattro elementi unificanti sia riferibile a diversi obiettivi di policy allo scopo di dar vita a proposte integrate di sviluppo dei territori. Il percorso vede protagoniste le regioni alle quali, insieme alle amministrazioni centrali, è stato affidato il coordinamento dei tavoli per ciascuno degli obiettivi di policy. Alla Sicilia, insieme alla Toscana, è stato assegnato il tavolo sull'Europa sociale che- se ben utilizzato- può davvero rappresentare un'occasione per avviare un cambiamento ormai indispensabile. 

Su questi temi è necessario sottrarsi alle polemiche di piccolo cabotaggio ma anche all'eccesso di enfasi. Al presidente Musumeci la soddisfazione per i risultati raggiunti dai suoi uffici; a noi il diritto/ dovere di segnalare i ritardi ancora evidenti e la necessità che nella costruzione del nuovo programma 2021-2027 si scelga la strada del confronto di merito e del dialogo non formale con il partenariato istituzionale e le parti economiche e sociali. Altrimenti non caveremo un ragno dal buco. 

 di Franco Garufi

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