Emma Dante: la forza dei sensi di colpa nelle sorelle Macaluso

Cultura | 10 settembre 2020
«La sorellanza mi fa tornare bambina, mi fa pensare alle donne che possono essere solidali e felici se una di loro ha successo, mi fa pensare alle guerriere e alle conquiste e poi all’amore, ai legami, alla forza di quando si è insieme più forte di quando si è da soli e infine alla libertà», tutto questo è per Emma Dante la sorellanza, uno dei temi forti, uno dei tanti insieme alla morte, al tempo e alla famiglia, al centro del suo film, Le sorelle Macaluso, accolto con applausi a Venezia 77 dove  è in gara per il Leone d’oro, ultimo dei quattro film italiani, e da oggi  in sala distribuito da Teodora Film, prodotto dalla giovane società Rosamont (Giuseppe Battiston e Marica Stocchi) e Minimum Fax Media con Rai Cinema. Tratto dalla omonima piece teatrale, che ha ricevuto il Premio Ubu, ha girato non solo i palcoscenici italiani ed è ancora in repertorio, il film «aggiunge alla storia di queste cinque sorelle lungo l’arco della loro intera vita un altro corpo, un’altra protagonista: la casa, il centro di tutto, delle liti, dei legami, dei ricordi, della morte. La casa, il nostro centro insieme alla famiglia, specchio di tutto».

 Il «senso di colpa con cui ciascuna di loro sopravvive alla morte della più piccola determina il loro stare al mondo, ciascuna elabora in modo diverso ma resta sempre la necessità di stare insieme, lì dentro, agganciate a quel mondo e ad un passato che non passa mai anche se la storia, le loro vite - dice  Emma Dante - vanno avanti». In quella casa proletaria alla periferia di Palermo, con un arredo datato, la vista sul mare e al piano di sopra la colombaia ("sono i genitori delle sorelle che sono sempre con loro"), «tutto va e tutto ritorna», prosegue Donatella Finocchiaro, una delle protagoniste del cast corale.

 La regista ha scelto di non truccarle, non invecchiarle, «mi sembrava un peccato mortale» e chiedendo fiducia allo spettatore fa interpretare a diverse attrici lo stesso personaggio «puntando non alla somiglianza fisica e non al make up». Per una grande autrice teatrale come Emma Dante (che ha scritto la sceneggiatura con Elena Stancanelli e Giorgio Vasta), «il cinema è un passo in più, un completamento. In questo caso mi ha permesso di indagare ulteriormente oltre alla scena vuota del palcoscenico, nella storia di queste cinque sorelle, dando loro una residenza, una casa ammobiliata, aggiungendo dettagli al loro mondo. E nella casa torniamo durante il film nei momenti fondamentali, nei tre appuntamenti con la morte». Nel passare degli anni, nella somma dei dolori e delle fatiche, «il tempo agisce come grande chirurgo plastico, deforma e ricostruisce, manipola i corpi attraverso quei corto circuiti che sono i traumi della vita». Per la Finocchiaro «è stato un lavoro emotivo molto forte. Emma ha la fama di far lavorare gli attori con il corpo e duramente, questa volta ci ha richiesto altro ed è stato emozionante». C'è molto di biografico nelle Sorelle Macaluso, «luoghi del cuore come lo stabilimento Charleston a Mondello dove andavo da bambina - dice la Dante che lì ha ambientato una scena cruciale - e poi le letture che sono la vita di una delle protagoniste che ad alta voce legge la Fallaci, Dostojevski, Anna Maria Ortese», prosegue la regista che alle parole della grande scrittrice di Le Piccole Persone affida un messaggio sugli animali «con cui io ho nella vita un rapporto speciale». Che accoglienza avrà nella giuria guidata da Cate Blanchett Le sorelle Macaluso non è dato sapere (aspira ad un premio è la sensazione) ma intanto «è un miracolo che siamo qua - conclude Emma Dante - e ricominciamo a sognare con il cinema, abbiamo bisogno di recuperare i sogni».

 Se al film di Gianfranco Rosi, NOTTURNO, per molti è mancata la localizzazione geografica, a quello di Emma Dante, LE SORELLE MACALUSO, in corsa per l’Italia al Festival di Venezia, sembrano mancare i dialoghi. Ma non è un difetto: a parlare sono infatti più che altro i corpi, i gesti identici a se stessi, mentre le fisionomie, come gli oggetti, inevitabilmente invecchiano. È così, almeno per questa famiglia composta da cinque sorelle - interpretate da attrici diverse nelle diverse fasi della loro vita - seguita dalla regista palermitana, dall’infanzia all’età adulta fino alla vecchiaia. Una famiglia nata e cresciuta in un appartamento all’ultimo piano di una palazzina alla periferia di Palermo con attigua colombaia. Una casa a cui, Maria, Pinuccia, Lia, Katia e Antonella, questo il nome delle cinque sorelle, tornano sempre, proprio come i colombi nella loro colombaia. Nel film, tratto dall’omonima opera teatrale della Dante, i tanti rumori della vita di questa famiglia: dalla colombaia coi colombi tinti rosa da vendere, di inizio film, alla gita allo stabilimento popolare pieno di grida delle sorelle, della loro voglia di giocare e di Kinder delle più piccole e di mostrarsi delle più belle. E questo fino a una disgrazia che segnerà un film in cui è centrale il tempo e il tema della morte.

 Ma quello che colpisce di più de LE SORELLE MACALUSO, opera sempre in corsa ad inseguire le vite e le morti delle cinque protagoniste è appunto il ritmo e la verità. Corse, balli, scene concitate, urla, litigi, porte sbarrate, ma anche sequenze banali, come giocare con l’acqua in un lavandino riempito di nascosto, che portano inevitabilmente alle cose semplici dell’infanzia. In questa casa, dove si convive coi colombi, la vita di queste sorelle animate chi da follia, chi da letteratura, chi da omosessualità, chi dal cancro ha una cadenza tutta siciliana. Anche Antonella, vittima bambina di quella gita al mare, non ha mai davvero lasciato la casa, pur essendo morta convive con le sorelle e i colombi, come è giusto che sia.

 Nel film, tra lettura di classici - da Ortese a Fallaci fino a Dostojevski - e canzoni come 'Tutti morimmo a stentò di De Andrè - seguiamo insomma ubbidienti il lento scorrere della vita di queste sorelle interpretate da dodici attrici. Di scena, in questa opera piena di carne che si svolge nell’inferno ordinario di ogni famiglia: Alissa Maria Orlando, Laura Giordani, Rosalba Bologna, Susanna Piraino, Serena Barone, Maria Rosaria Alati, Anita Pomario, Donatella Finocchiaro, Ileana Rigano, Eleonora De Luca, Simona Malato e Viola Pusateri.


Il commento di Francesco Nicolosi Fazio

Le tre stagioni della vita, di donne. Che sono loro stesse la vita. Anche dopo la morte. Dopo il teatro, sconvolgente e spiazzante, dopo il primo film claustrofobico e conflittuale, Emma Dante irradia una solare e vitale energia, che esplode nella coralità del suo film in Concorso ieri a Venezia.
La vita di cinque sorelle viene sconvolta dalla morte  della più piccola, che riappare. Fulcro della vicenda è la casa dei piccioni, che vengono affittati per le cerimonie. Per tornare sempre, in volo. Come le anime per gli scintoisti. Le due anziane sorelle superstiti chiudono la vicenda con il funerale ed il trasloco che, per chi l'ha provato, è la morte delle case.
Il vero cinema fa  recitare gli oggetti, ma anche gli uccelli, nel film fedeli compagni delle sorelle, nella vita e nella morte. Vita che in altri modi si ricompone, come un piatto frantumato.
Struggente ed evocativo, il film di Emma Dante strazia il cuore dello spettatore, come Bunuel l'occhio della capra. Grande cinema, che si arricchisce di una poderosa capacità di teatralizzazione, già enorme sui palcoscenici. Un cast superlativo, che ha dato una straordinaria veridicità alla vicenda. Premiata dal pubblico, in Sala Grande, con dieci minuti di applausi.
Avremmo voluto chiedere ad  Emma Dante se lo splendido kimono, che indossava la sera della prima, fosse un omaggio alla cultura orientale. Le migliori domande sono quelle che non si fanno.
                                                                                           

Le Sorelle Macaluso” di Emma Dante.
Con: Donatella Finocchiaro, Laura Giordani, Ileana Rigano, Rosalba Bologna, Maria Rosaria Alati, Viola Pusateri, Susanna Piraino, Alissa Maria Orlando , Eleonora De Luca, Serena Barone, Simona Malato, Anita Pomario.Prod. Italia 2020




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