Dall'anastilosi di Selinunte al Ponte sullo Stretto, la Sicilia e il Recovery

Economia | 28 novembre 2020
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Proposta della regione siciliana per il piano di ricostruzione e resilienza (PNRR) in euro

1.Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo

2.930.000.000

2. Rivoluzione verde e transizone ecologica

4.300.000.000

3. Infrastrutture per la mobilità

16.000.000.000

4. Istruzione, formazione, ricerca e cultura

1.300.000.000

5. Equità sociale, di genere e territoriale

900.000.000

6. Salute

980.000.000

Totale

26.410.000.000

Missioni


Percentuale

1.Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo

11,15%

2. Rivoluzione verde e transizone ecologica

16,54%

3. Infrastrutture per la mobilità

61,54%

4. Istruzione, formazione, ricerca e cultura

5,00%

5. Equità sociale, di genere e territoriale

3,45%

6. Salute

3,70%

Nostra elaborazione su dati regione siciliana


La prima cosa che colpisce esaminando il Piano regionale per la ripresa e la resilienza è che ben il 61,54 per cento dei 26,4 miliardi che la Sicilia si appresta a chiedere allo Stato ed all'Unione Europea siano destinati ad infrastrutture per la mobilità ed appena il 5% all'istruzione, formazione , ricerca e cultura, seguite dal misero 3,45% finalizzato ad interventi per l'equità sociale, di genere e territoriale. Non inganni il 3,70% per la sanità perché ben altri sono i canali di finanziamento del sistema sanitario regionale. 

Se poi si entra nel merito delle singole voci relative alle infrastrutture si scoprirà che le opere sttrategiche proposte sono il ponte sullo Stretto di Messina (eterna fissazione del ceto politico siciliano) e la realizzazione di un aeroporto hub nel Mediterraneo - non più collocato a ridosso della piana di Catania, come lo voleva Nello Musumeci presidente della provincia etnea una ventina d'anni fa -ma in un non meglio precisato territorio tra Barcellona Pozzo di Gotto e Milazzo. Insomma nell'area dello Stretto, sulla quale già insiste l' aeroporto di Reggio Calabria. La nostra isola è attualmente dotata di due aeroporti principali: Palermo (nel 2019 sette milioni di passeggeri) e Catania (nel 2019 10 milioni e 200 passeggeri) degli aeroporti minori di Trapani (411.00 passeggeri nel 2019) e Comiso (352.000) entrambi con con problemi di sottoutilizzazione e degli scali aerei di Pantelleria (165.118) e Lampedusa (276.972). Cito il 2019 perché naturalmente i dati dell'anno in corso risentono pesantemente della pandemia. A che serve un nuovo aeroporto intercontinentale, in un momento tra l'altro in cui nessuno è in grado di prevedere l'evoluzione del traspoorto aereo nell'epoca post Covid? Ed ancora, le risorse del Recovery fund dovranno essere impegnate al massimo entro il 2023: per quanto ci risulta dell'hub intercontinentale non esiste neanche un progetto di massima. Appare chiaro che si tratta di un'opera incompatibile con i criteri di ammissibilità che saranno previsti dall'approvando regolamento comunitario, che pure sono citati a pagina 11 delllo stesso documento regionale. Li sintetizziamo:

a) rapida attuabilità/ cantierabilità del progetto;

b) monitorabilità del progetto in termini di specificazione delle realizazzioni attese, dei traguardi intermedi e finali, nonché collegamento tra tali realizazzioni e gli obiettivi strategici del PNRR;

  1. presenza di un patto occupazionale oppure una stima affidabile del benefici occupazionali;

    d) aderenza alle missioni del piano Sud 2030.

Siamo, insomma, di fronte all'ennesimo libro dei sogni sulla pelle dei siciliani nel momento più tragico della nostra storia recente. L'altra cosa poco chiara del piano regionale è che obiettivi di carattere generale e di complessa e lunga realizzazione si alternano a progetti puntuali che fanno pensare ad un'attenta negoziazione tra territori e/o aree di influenza politica. Nel capitolo infrastrutture, per esempio: al punto 8 della missione 4.3 che riguarda l'indivuazione- opportuna e necessaria- di un porto hub che consenta alla Sicilia di diventare piattaforma logistica nel Mediterraneo per intercettare i crescenti traffici marittimo tra est ed Ovest del mondo, fa seguito un punto 8.1 riguardante la “realizzazione del porto di Marsala”. Poiché nessuno sano di mente penserebbe di realizzare l'hub mediterraneo della Sicilia (che tra l'altro ha una collocazione prevista dal piano nazionale dei trasporti e logistica) nella bella ed industriosa città che si affaccia su capo Lilibeo, è da immaginare che ci si proponga di finanziare attraverso lo strumento europeo i lavori di messa in sicurezza del porto della città attualmente bloccati per la revoca della concessione alla società appaltatrice. Intervento utile, senza dubbio, ma cosa ha a che fare con la dimensione strategica del piano di ricostruzione e resilienza? 

Volando di fior in fiore, di siffatte sorprese se ne trovano diverse. Nel capitolo 4.1, cuore del programma perché si occupa di digitaliz

Ed ancora, la costruzione di un centro polivalente teatrale a San Giovanni La Punta, ridente cittadina i piedi dell'Etna. Non banalizziamo: nel documento sono contenute anche proposte assai serie, per esempio quelle relative alla lotta alla desertificazione, alle sistemazioni idrauliche e forestali, alla difesa del suolo, all'efficienza delle reti idriche e fognarie e molte altre. Tuttavia, l'impressione generale che si ricava è che si tratti di progetti ranmazzati dai cassetti degli assessorati interessati: non esiste insomma alcuna dimensione strategica, tantomeno un'idea del futuro produttivo e della “missione” della nostra terra. Una sensazione che diventa ancora più disturbante se si legge il capitolo 4.4 “Istruzione, formazione, ricerca e cultura”: anche qui una proposta apparentemente alta ma generica come l'istituzione di un'”Agenzia regionale per il managment delle amministrazioni pubbliche del Mediterraneo” (con quali paesi? Con quali modalità? Non sarebbe stato più concreto immaginare una scuola regionale per la pubblica amminitrazione della quale v'è urgente bisogno?) si associa ad interventi contro la dispersione scolastica, al potenziamento di alcuni percorsi di alta formazione, alla tutela del diritto allo studio nelle Università. 

Tutte cose utilissime, per carità; ma manca qualsiasi respiro strategico; è assente la consapevolezza che il futuro della ricostruzione della Sicilia dipende in primo luogo da un fortissimo ed innovativo investimento sul sistema dell'listruzione e della ricerca, se si vuole nell'immediato frenare la fuga dei nostri migliori cervelli e in prospettiva attirare quelli dei paesi della sponda Sud del Mediterraneo. Cassandra non ebbe vita facile ma, com'è noto, aveva ragione . Non bisogna aver virtù profetiche per immaginare che il piano regionale, così com'è congegnato, difficilmente sarà approvato a livello nazionale ed europeo. Senza intenti polemici e per il bene di tutti- e soprattutto dei siciliani- non sarebbe meglio fermarsi un attimo e dar luogo ad una vera consultazione dei corpi intermedi e delle molteplici competenze che esistono in Sicilia? Magari per evitare di trovarci nel 2023 davanti all'ennesima occasione perduta?

 di Franco Garufi

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