Cittadinanza di Palermo a Nasrin Sotoudeh, paladina delle donne

Società | 28 novembre 2019

Considerate se questa è una donna

Come la Città di Palermo ha provato a lasciare segni,più o meno visibili, della lotta alla discriminazione nei confronti del genere femminile.

Come molti di noi sapranno, il 25 Novembre è una data particolarmente signficativa dal momento che ricorre la celebrazione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Violenza è un termine vasto ed omnicomprensivo, purtroppo.

La domanda che urge e sorge farsi è una, sebbene svariate ne vengono generate dalla istituzione di una tale ricorrenza.

Cosa dire e cosa fare è spesso questione problematica, ancora di più ove ci si chieda come celebrare tali avvenimenti nel migliore dei modi.

Senza alcuna ombra di dubbio è forte la esigenza di scomporre e scandagliare gli ambiti, diversissimi di cui la violenza e la non violenza si nutre, ove trova spazio ed ove si trova a proliferare e perchè. I fenomeni umani, in quanto tali, sollevano sempre domande di dubbia o almeno problematica risposta.

Novembre è altresì un mese che, oltre a preparare nei confronti del cristiano evento del Natale presta i propri giorni ad altre ricorrenze non meno importanti, si pensi all’anniversario della morte di Leonardo Sciascia o della caduta del,tristemente noto, Muro di Berlino. Ciononostante la presenza di diversi elementi a cui afidare e collegare il nostro pensier critico, non può e,verosimilmente non deve, farci perdere di vista l’importanza di ciascuno di questi singoli momenti ed argomenti.

Il 26 Novembre, presso Palazzo delle Aquile, uno dei palazzi più noti della città si è verificato uno di quei passi che consentono, hanno consentito e, si spera, consentiranno, alla cittadinanza palermitana , di avvicinarsi a tematiche non leggere ma per questo stesso motivo estremamente importanti.

Il sindaco, Leoluca Orlando, ha conferito la cittadinanza onoraria a Nasrin Sotoudeh, dopo che- in occasione della cerimonia- è stato letto il messaggio inviato dal marito, dal momento che l’avvocato,ormai cittadina palermitana, si trova, essendo in carcere impossibilitata a muoversi e comunicare,e non in ridotta misura, con l’esterno, ha inviato, per manifestare la contentezza per questo riconoscimento.

A ricevere il conferimento della cittadinanza sono stati l’associazione Mete Onlus e l’Avvocato Francesco Leone del Foro di Palermo, alla presenza di alcune delegazioni di studenti, giuristi, ed interessati alle tematiche dello studio e del rispetto dei diritti di ciascun uomo e cittadino (del mondo?!).

Si tratta forse di un apparentemente piccolo elemento o momento celebrativo. E’ di più. E’ ricordare a se stessi ed agli atri che i diritti che abbiamo, tutelati da una Costituzione bella, rigida, vota ta e, se possibile dirlo, anche sudata dall resistenza e sicuramente temprata dal secondo dopoguerra, sono si dei punti di partenza e non vanno mai, nemmeno per un attimo, relegati in un angolo, non attenzionati, menchemeno tenuti in sordina o, peggio, dati per scontato.

La memoria si esercita in molti modi, così anche i diritti, così le libertà ed i poteri. Rispettando e regole, dettate e stabilite.

Rifacendosi forse alla spesso citata Antigone, bisogna continuare a chiedersi, se sia giusto applicare o disapplicare leggi ingiuste.

L’avvocata a cui è stata conferita la cittadinanza è stata accusata di «diffondere propaganda» contro i Guardiani della Rivoluzione, di «cospirare per nuocere alla sicurezza dello Stato», di «istigazione alla corruzione e alla prostituzione» e di «apparizioni in pubblico senza hijab», in realtà l' attivista sta pagando il suo impegno per aver rappresentato legalmente le donne che hanno protestato contro il velo obbligatorio, per aver criticato il nuovo codice penale che consente solo a un ristretto numero di avvocati di rappresentare imputati di crimini contro la sicurezza nazionale e per essersi opposta alla legge che manda a morte i giovani detenuti per reati commessi quando avevano meno di 18 anni. E' stata condannata a 33 anni e 148 frustate.

Consideriamo. Pensiamo. Parliamo.

We can, noi, possiamo farlo. In attesa di tempi migliori ci rimangono i gesti simbolici, come le bandiere, i simboli e la legge. Una legge che aspiri ad essere giusta.tonacci

 di Alice Antonacci

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