Appello per 50 braccianti che vivono nell'ex cementificio di Castelvetrano

Società | 28 marzo 2020

Invisibili e dimenticati, in questo tempo di emergenza sanitaria da Covid 19: 50 giovani africani, di età compresa da 30 a 40 anni, tutti braccianti agricoli, impegnati nei mesi scorsi nelle raccolte agricole del territorio di Castelvetrano in provincia di Trapani, oggi vivono accampati nell'area fatiscente e fortemente degradata di un ex cementificio. A causa dell'emergenza sanitaria non lavorando più, hanno bisogno per sopravvivere di beni di prima necessità. Vivono senza acqua corrente, senza servizi igienici e senza energia elettrica.


La rete di Libera lancia un appello affinché questi ragazzi possano essere aiutati. Il presidio di Libera di Castelvetrano nei giorni scorsi ha portato ai giovani beni alimentari donati dalla Croce Rossa di Castelvetrano e Trapani.


La settimana scorsa il sindaco di Castelvetrano, per motivi di sicurezza, aveva disposto un'ordinanza di sgombero dell'area. Dopo avere appreso la notizia, il presidio di Libera di Castelvetrano si era mobilitato a sostegno dei 50 ragazzi senza dimora, inviando nello specifico una nota al primo cittadino di Castelvetrano. “Da diverso tempo istituzioni pubbliche, organizzazioni sindacali, terzo settore e volontariato hanno affrontato il problema di fornire adeguata sistemazione a queste persone – riportava la nota di Libera firmata dal referente Filippo Cirabisi - che venute sui nostri territori in occasione del periodo della raccolta delle olive poi vi sono rimasti, potendo contare su lavori stagionali nelle campagne circostanti. Senza alloggio adeguato questi uomini, provenienti dall’Africa ma, da diversi anni oramai stanziatisi sul territorio italiano, hanno sempre vissuto in condizioni molto al di sotto della vivibilità umana. Lavoratori ai limiti della schiavitù, sfruttati, malpagati e tenuti ai margini sociali, senza alcuna tutela sociale e sanitaria. L’azione di sgombero, pertanto, non può che essere vista con favore dai tanti che hanno a cuore la dignità ed i diritti fondamentali dell’essere umano. Ci chiediamo però quale alternativa attende costoro? Quale sorte li aspetta? Relativamente allo stato emergenziale che sta affrontando tutto il Paese, rispetto al tentativo di contenimento della pandemia da Coronavirus” si sono approntate alternative?”.


Dopo la nota di Libera è arrivato il provvedimento di sospensione dello sgombero emesso dal sindaco Enzo Alfano che, per il momento, ha permesso il proseguo della permanenza dei 50 giovani nell'area abbandonata e degradata dell'ex cementificio, rimandando lo sgombero a conclusione dell'emergenza sanitaria.


“Sono 50 esseri umani invisibili agli occhi di tutti che, nelle raccolte stagionali continuano a portare avanti l'economia agricola del territorio in condizioni lavorative di vero e proprio sfruttamento lavorativo. In questo momento, hanno capito la situazione di emergenza e quindi sono in una sorta di quarantena preventiva. L'appello rivolto a tutti, ai cittadini, alle associazioni di volontariato e ai proprietari delle aziende agricole, è quello però di attivarci per aiutare questi ragazzi a proseguire la loro permanenza dentro l'ex cementificio in una maniera più dignitosa possibile a salvaguardia della loro salute – sottolinea Salvatore Inguì referente provinciale di Libera Trapani -. Fra le cose prioritarie sarebbe opportuno che il comune faccia arrivare con una autobotte l'acqua potabile e i servizi igienici per garantire le principali condizioni di umana vivibilità. Si potrebbe, inoltre, creare un punto di raccolta dei viveri che poi anche noi di Libera, insieme ai volontari, possiamo distribuire ai ragazzi. Naturalmente, oltre a questo, aspettiamo di avere un confronto con le autorità amministrative, affinché in vista della prossima raccolta stagionale di settembre, a questi giovani possa essere garantita un'adeguata sistemazione abitativa e una regolarizzazione dal punto di vista lavorativo in collaborazione con i proprietari terrieri e le stesse aziende agricole. Sicuramente sono persone che, non solo non devono essere dimenticate ma, soprattutto vanno sostenute nella prospettiva politica di risorse umane da valorizzare ben lontano da approcci esclusivamente assistenziali”.(Redattore Sociale) 

 di Serena Termini

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