Faro dell'Antimafia sul mercato ortofrutticolo di Vittoria

Economia | 8 novembre 2019

L’indagine della Commissione Antimafia regionale, resa nota ieri, ha il grande pregio di illuminare il funzionamento del mercato ortofrutticolo di Vittoria, uno dei più grandi del Paese, sotto il duplice aspetto della libertà di mercato e del rispetto dei diritti dei produttori e dei consumatori violati dalla presenza del sistema mafioso che ha potuto operare con la complicità della amministrazione comunale, per tale motivo sciolta per infiltrazione mafiosa. In tale drammatica vicenda, che offende la storica tradizione democratica dei vittoriesi, ha pesato la sottovalutazione politica delle classi dirigenti e regionali.

La Commissione ha messo in luce che quel mercato, proprietà pubblica gestita dal Comune da anni non ha più un direttore; i controlli sporadici sono affidati allo scarso personale della polizia municipale sensibile ai condizionamenti ambientali; i tabelloni elettronici, costati due milioni di euro, che avrebbero dovuto, se collegati agli altri mercati della zona e a quelli nazionali, dare in tempo reale la media dei prezzi delle contrattazioni e renderne trasparente la formazione a garanzia dei produttori, della filiera e dei consumatori; gli accessi al mercato  insufficientemente controllati.

Inoltre, l’indagine ha tenuto conto delle vicende giudiziarie relative al controllo mafioso di tutti i segmenti della filiera produttiva attraverso il racket, dai conferimenti agli imballaggi, dall’autotrasporto alla plastica, dallo stoccaggio dei rifiuti alle pedane. Cioè un sistema di condizionamento strutturale della formazione dei prezzi formalmente legale. Un modo nuovo e originale per imporre il pizzo e non esporsi molto con le estorsioni. Di fronte a tutto ciò emerge la beffa dei protocolli di legalità sottoscritti dal comune con la prefettura e la commissione del mercato mai rispettati e applicati. Disattesi del tutto.

Il pregevole lavoro della Commissione antimafia va comunque proseguito e completato per esplorare alcune criticità non risolte né esaminate:

quale ruolo giocano quei concessionari titolari di box che svolgono la doppia funzione di commissionari e commercianti(ovviamente schermati e occulti)?

Quale ruolo sostanziale svolgono nella commissione di gestione del mercato le organizzazioni professionali e le rappresentanze pubbliche?

Come possono formarsi i prezzi senza un luogo pubblico e trasparente deve possono incontrarsi offerta e domanda?

Lo scioglimento del comune di Vittoria evidenzia, tra l’altro, come nei comuni di antica e storica tradizione democratica e antimafiosa si siano indebolite le difese democratiche. Da Vittoria a San Cipirrello e altri ottanta comuni sciolti per mafia nell’ultimo decennio, molti gestiti da sindaci cd di sinistra, ci indicano che non basta dichiararsi antimafiosi nella ritualità degli anniversari. Occorre una presa di coscienza delle classi dirigenti  del fatto storico che la mafia, anche quando non spara, non rinuncia all’arricchimento, alla corruzione e al potere. Essa sa adeguarsi alle nuove situazioni sociali e politiche per condizionare classi dirigenti di scarsa cultura politica democratica incapaci di organizzare il collegamento democratico,non clientelare, con i bisogni concreti dei cittadini.

Ritornare a organizzare la base produttiva di Vittoria come del Paese è la condizione fondamentale per sconfiggere la povertà, lo sfruttamento dei lavoratori, dei giovani, la disuguaglianza, la mortificazione dell’impresa onesta e assicurare lavoro, dignità, diritti secondo la Costituzione a tutti i cittadini.

A Vittoria, come in tutto il Paese si tratta di tornare allo spirito costituente della democrazia dopo settanta anni di Repubblica oggi messa in discussione e minacciata da un reale pericolo d’involuzione reazionaria.

 di Vito Lo Monaco

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